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Tesoro, mi si è allargato lo spread

Tesoro, mi si è allargato lo spread

Pubblicato Dom 01 Maggio 2022 - 21:27 da Stefano Bonini Tag: Borsa

Venerdì ho iniziato il mio nuovo corso di Mercati e Strumenti Finanziari al Master in Finanza e dopo un po’ di anni sono potuto tornare a dire che ogni strumento finanziario deve garantire un rendimento.

 

Non è una banalità, io sono stato per anni in imbarazzo nello spiegare agli studenti di economia che in certi casi un investitore decideva di investire con la promessa di rendimenti negativi.

 

Un bund tedesco, infatti, paga oggi lo 0,8% ossia l'1% in più di un anno fa quando il decennale tedesco offriva rendimenti negativi.

 

Il movimento al rialzo dei tassi dei titoli di stato è ovviamente più accentuato in certi Paesi.

 

Un po’ di anni sui mercati hanno fatto crollare quasi tutte le mie certezze, ma una cosa non cambia mai: quando si parla di qualcosa legato al debito pubblico, l’Italia è sempre sopra tutti.

 

È sì, i Btp sono parte del nostro debito pubblico ed è da dopo Pasqua che sta aumentando la differenza del rendimento del nostro titolo di stato decennale rispetto all’equivalente tedesco.

 

Il famoso spread Btp – Bund.

 

Il differenziale ha quasi raggiunto i 190 punti base nella giornata di venerdì per poi chiudere a 185.

 

Dobbiamo tornare a giugno 2020, quando eravamo in piena pandemia, per vedere questi numeri; infatti, oggi il rendimento di un Btp a 10 anni è arrivato al 2,56%. 

 

Non salgono solo i nostri tassi, salgono un po’ tutti, ma da noi il movimento rialzista è maggiormente accentuato

 

Peggio di noi solo la Grecia che ha visto salire i rendimenti dei titoli di stato del 2%, mentre la Spagna per adesso ha registrato solo un incremento pari a 1,3%,

 

Perché è così importante il rendimento dei titoli di stato a reddito fisso?

 

Il rendimento del titolo è rappresentato da interessi sì fissati in valore assoluto, ma espressi come percentuale rispetto al prezzo del titolo.

 

Ecco che quando il mercato vuole più rendimenti allora il valore di questi titoli scende, e scende in tutta Europa, anche se con intensità diverse.

 

La ragione è l’attesa per un futuro rialzo dei tassi da parte della BCE (e un secondo rialzo della Federal Reserve negli Stati Uniti).

 

Se ne parla da mesi, ma adesso i tempi sono maturi visto che oramai è già stato certificato che l’inflazione è arrivata per rimanere a farci compagnia per un po’ e non sarà così transitoria come ci raccontavano.

 

L’inflazione la vediamo tutti i giorni con l’aumento dei prezzi dei diversi beni, se ne è convinta anche la mia “coinquilina” che continuava a dubitarne visto che tutte le settimane spendeva la stessa cifra al supermercato.

 

Ha così scoperto la shrinkflation, stesso prezzo sì, ma meno prodotto, dopo che ha notato che il frigo si svuotava un po' prima.

 

Cosa comporta l’aumento dei tassi e di conseguenza i rendimenti più alti dei titoli di Stato?

 

Se protratti nel tempo portano a una maggiore pressione sulle finanze pubbliche, visto che le nuove emissioni verranno piazzate sul mercato a condizione meno vantaggiose dovendo pagare interessi più alti.

 

In Italia questa cosa ha un peso specifico particolarmente importante, visto il livello di debito pubblico, va però detto che la ripresa dell’inflazione è un vantaggio per il debito, visto che le somme da restituire perdono valore.



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