Trendline PARTE 2 DI 2



Trendline di Thomas DeMark: l’operatività

 

In un precedente articolo vi ho spiegato la teoria di Thomas DeMark in materia di trendline: il segreto secondo il noto trader statunitense consisterebbe semplicemente nell’identificare massimi e minimi relativi procedendo da destra verso sinistra sui grafici. Se si identifica un minimo si va all’indietro a cercare un altro minimo inferiore a quello, così da formare una trendline crescente di supporto, sulla quale attendere un breakout ribassista per entrare short.

Viceversa, se come primo punto si identifica un massimo si va all’indietro a cercare un altro massimo superiore a quello, così da formare una trendline decrescente di resistenza, sulla quale attendere un breakout rialzista per entrare long.

Nel precedente articolo mi sono fermato dopo aver introdotto un primo problema da risolvere: come determinare il punto esatto del breakout di una trendline.

Ebbene, la soluzione a questo problema è relativamente semplice. Poniamoci per esempio nel caso di una trendline discendente di resistenza, come nella figura seguente:

 

Figura 1 – Trendline di resistenza sul titolo STM

 

Al 12 aprile si osserva il grafico andando all’indietro. Come primo punto chiave si identifica il massimo del giorno 11 aprile; da questo si va all’indietro a cercarne un altro, superiore, il che ci porta al 23 marzo: abbiamo identificato l’unica trendline significativa, una resistenza. I valori sono 5.145 euro per il massimo del 23 marzo, 4.99 euro per il massimo del 11 aprile.

 

Breakout della trendline: noti i valori dei due massimi che formano la linea il calcolo del punto di rottura è banale

Per poter prevedere il punto di breakout dobbiamo sapere qual è la pendenza della trendline: tra poco capirete perché. Per sapere la pendenza della trendline, ossia il suo tasso di discesa giornaliero, dobbiamo semplicemente dividere la distanza verticale tra i due massimi, pari a 0.155 euro, per la distanza orizzontale tra i due massimi stessi, 11 giorni: 0.0141 euro al giorno. Questa è la quantità di prezzo che viene persa ogni giorno dalla trendline di resistenza individuata.

Sapendo questo possiamo sapere giorno dopo giorno a quale valore esatto si troverà la trendline, e di conseguenza a quale livello il prezzo la taglierà, generando un breakout. Se quindi la rottura rialzista della trendline si fosse verificata il giorno successivo al giorno 12 aprile (il massimo del 12 aprile deve essere minore di quello dell’11, altrimenti non avremmo il secondo punto che ci permette di tracciare la trendline), cioè il 13, allora passerebbero due giorni dal secondo massimo, quindi la trendline scenderebbe di 0.0282 euro dal massimo stesso, quindi il punto esatto di breakout sarebbe 4.99-0.0282, cioè 4.9618. Tenendo conto dei tick, il prezzo si potrebbe considerare oltre la trendline al valore 4.962; questo è il valore al quale si potrebbe entrare in acquisto. Se il breakout richiedesse 10 giorni per verificarsi, il valore del breakout stesso si troverebbe esattamente a 4.99-0.141 (cioè al valore del massimo di destra meno dieci volte il tasso medio giornaliero di discesa della trendline), cioè a 4.849, da arrotondarsi al primo tick utile, quindi 4.85.

 

Breakout della trendline: intraday o in chiusura?

Nel suo libro, a dire il vero, Thomas DeMark distingue tra due possibili metodi di entrata: in alcuni casi – codificati con precisione, quindi non discrezionali – egli attende una chiusura di giornata conclamata al di sopra della trendline, mentre in altri casi ritiene possibile entrare nel momento esatto del breakout, senza bisogno di attendere la conferma della chiusura di giornata. Per queste “finezze” si rimanda al libro “La nuova scienza dell’analisi tecnica”.

 

Che fare dopo il breakout di una trendline?

Ora supponiamo che il prezzo di  STM faccia un breakout al 13 aprile, come in effetti è successo (vedi figura sottostante). La domanda ora è come debba essere gestita la posizione.

 

Figura 2 – Breakout della trendline di resistenza

 

In termini di gestione del rischio, DeMark non specifica esattamente una politica di stop loss. Fondamentalmente egli afferma che le cose potrebbero anche non andare per il verso giusto, quindi si deve gestire il rischio delle posizioni. Ad esempio, afferma DeMark, il trend potrebbe invertirsi: si forma una trendline di supporto e poi viene violata con un breakout ribassista, sul quale sarebbe corretto porsi in posizione stop e reverse. In ogni caso la logica ci porta a sostenere che se il prezzo dopo aver fatto un breakout torna sui propri passi e va a violare il minimo compreso tra i due massimi che hanno generato la trendline l’operazione può considerarsi errata, quindi va chiusa.

Qualcuno potrebbe obiettare che un segnale negativo sarebbe rappresentato già da un eventuale ritorno del prezzo al di sotto della trendline, ma questa politica comporterebbe molte uscite errate, da posizioni che poi andrebbero nella direzione del breakout, quindi è da escludersi.

 

Come ottenere i possibili target in funzione della trendline

Parliamo ora di gestione dei profitti. In questo senso DeMark utilizza tre possibili proiezioni di prezzo, che derivano da tre punti specifici sottesi alla trendline: il minimo dei minimi, la chiusura della barra del minimo dei minimi, la minima chiusura sottesa alla trendline. A volte la chiusura della barra del minimo coincide con la minima chiusura al di sotto della trendline. In casi più rari i tre valori coincidono. Osservando nuovamente la figura 2 si nota come la chiusura della barra del minimo dei minimi, fatto il 6 aprile, sia anche la minima chiusura sottesa alla trendline.

Questi valori chiave vengono usati da DeMark per calcolare altrettante proiezioni di target. Vediamo come.

Per ognuno dei tre punti si determina la distanza verticale tra la trendline (valutata a quello stesso giorno) e il valore chiave in questione. Si consideri il minimo dei minimi, cioè il minimo del giorno 6 aprile. Per determinare il valore della trendline a quel giorno dobbiamo semplicemente contare le barre che dal primo massimo hanno portato al minimo, otto in questo caso, e applicare il principio del tasso medio giornaliero di discesa della trendline: questo ci porta a 5.145-0.1128 (otto volte 0.0141), cioè a 5.0322. Questo è il valore esatto della trendline al giorno 6 aprile. Togliendo da esso il valore del minimo dei minimi, 4.48, si ottiene 0.5522. Questa è la distanza della trendline al 6 aprile dal minimo del 6 aprile stesso.

Secondo DeMark, la distanza appena calcolata sommata al punto di entrata porta a determinare un possibile punto di target, quello più aggressivo dei tre definiti da lui. In questo specifico caso il target sarebbe 4.962 (il valore di breakout arrotondato al tick al giorno del breakout, 13 aprile) + 0.5522, ossia 5.514 euro. Arrotondando, questa volta per difetto (così consiglia di fare DeMark, che anzi consiglia di togliere ancora un tick per precauzione), al primo tick utile, si ottiene 5.51: questo è uno dei possibili target del breakout della trendline di resistenza. Target raggiunto il giorno 27 aprile.

Per determinare gli altri due target si seguono ragionamenti del tutto affini a quello descritto qui sopra, semplicemente sostituendo al minimo dei minimi uno degli altri due valori chiave definiti da DeMark.

Ci sono altre piccole cose da sapere per applicare correttamente e appieno gli insegnamenti di DeMark in materia di trendline, ma per questo vi rimandiamo alla lettura del suo ottimo libro.

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