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La speculazione di Borsa è buona

La speculazione di Borsa è buona

Pubblicato Mar 23 Luglio 2019 - 10:02 da Emilio Tomasini Tag: Borsa

Nel silenzio dell’estate s’avanza la nuova versione della Tobin Tax.

 

Dopo il fallimento della attuale tassa sui profitti di Borsa, che produce un gettito esiguo a fronte di un costo organizzativo molto elevato e ad una distorsione della liquidità fornita dal trading intraday, arriva la “raider tax”.

 

Scrive il compassato Sole 24 Ore la riporta con la tranquillità di chi scrive di cose che non lo riguardano: “colpire la speculazione finanziaria e garantire un flusso di risorse da destinare alla riduzione della pressione fiscale su imprese, famiglie e professionisti. Con l’obiettivo di arrivare a entrate fiscali per 2-3 miliardi di euro a regime. E’ l’intento del disegno di legge sulla “raider tax” che sta finalizzando come primo firmatario Mario Turco, senatore del M5S e componente della commissione Finanze di Palazzo Madama e docente di Economia Aziendale all’Università del Salento.”

 

Senza conoscere i dettagli di questo disegno di legge siamo alle solite: si cerca per via legislativa di distinguere cosa sia speculazione e cosa sia investimento.

 

E soprattutto si parte dal presupposto che la speculazione sia cattiva, quando in realtà la speculazione assolve in un mercato di borsa (e non di Borsa) una funzione fondamentale: creare liquidità.

 

Lo speculatore compra da chi vuole disfarsi di un bene ad un prezzo basso e realizza un giusto profitto (sottolineato giusto) rivendendo a maggior prezzo ad un altro acquirente e facendosi carico del rischio di prezzo (ovvero di rimanere con il cerino in mano).

 

Ciò facendo fornisce liquidità al mercato ovvero permette al primo venditore di mettersi in tasca del denaro in cambio del bene oggetto dello scambio ed al secondo di comprare lo stesso bene in cambio di denaro di cui quest’ultimo non sapeva che fare.

 

La speculazione assolte una funzione sociale e laddove la speculazione funziona aumenta il benessere sociale.

 

Nel disegno di legge il nostro senatore vuole colpire la speculazione finanziaria e incentivare l’investimento e quindi l’imposta graverà proporzionalmente sui profitti di Borsa in base al tempo per cui l’investimento è stato mantenuto.

 

La cosa ha dell’incredibile perché né nella pratica né nella teoria nessuno ha mai saputo distinguere tra investimento e speculazione perché la distinzione è psicologica e non certo legata al tempo. Se fosse legata al tempo dell’investimento chi compra una azione oggi e l’azione fa +20% entro la chiusura e la vende è necessariamente uno speculatore ?

 

Una norma come questa colpisce solo chi fa market making fornendo liquidità al mercato e facendo aumentare gli spread denaro lettera e quindi colpendo alla fine il consumatore finale del mercato di Borsa che è l’investitore.

 

Non c’è bisogno di aggiungere in calce a questo articolo la bibliografia che dimostra come la speculazione produce liquidità e la liquidità diminuisce i costi di transazione e favorisce l’investimento reale.

 

Se colpisci la speculazione colpisci il mercato azionario, se colpisci il mercato azionario favorisci le banche e i loro finanziamenti e rendi le imprese serve del sistema bancario. Un paese che cresce è un paese che ha un mercato azionario in grado di finanziare l’economia reale in alternativa alle banche.

 

Un effetto dominio positivo che invece questo disegno di legge punta a distruggere in nome di una contorta visione forcaiola del capitalismo che forse aiuta a raccogliere ma che fa rabbrividire chiunque faccia impresa.



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