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Alla Borsa non importa essere in guerra

Alla Borsa non importa essere in guerra

Pubblicato Mar 22 Marzo 2016 - 19:16 da La redazione Tag: Borsa

Per oggi, dopo l'attentato di Bruxelles, non faccio commenti di Borsa.

 

Ci sono diversi titoli che sono al rialzo e ne parlerò domattina di buonora. Voglio fare un commento generale relativamente a come i mercati finanziari hanno accolto questa notizia: totale indifferenza. 28 morti in Europa per una azione di tipo militare, anche se condotta da forze non convenzionali, non fanno la differenza.

 

Non fa la differenza che la Francia minacci di chiudere a lungo le frontiere, che dopo questo attentato ne seguiranno altri, che il jihadismo checché ne vogliamo discutere non è ancora morto e sepolto ma vivo e vegeto e lo sarà a lungo. La Borsa non gliene importa perché non riesce a guardare oltre il proprio naso, non riesce a vedere che il terrore porta a una diminuzione di consumi, ad una ansia generalizzata, ad una contrazione dell'economia.

 

Tutto su, è il caso di dirlo, con il nostro indice che rimane quietamente in congestione, Ima si apprezza svettando nel cielo, Interpump monta alla carica, Saes Seggers sgambetta felice, Brembo carica il fucile, Moleskine vola felice.

 

Non voglio offendere la sensibilità dei lettori, ma avrei preferito una borsa che almeno per ragioni di immagine avesse chiuso a -0,1%. La triste realtà è che siamo in guerra, guerra economica e guerra militare, e i mercati finanziari ormai lo danno per scontato. E non importa loro. E a noi ?

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