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Bitcoin: un lettore chiede ... Pietro Speroni di Fenizio risponde ...

Bitcoin: un lettore chiede ... Pietro Speroni di Fenizio risponde ...

Pubblicato Mar 24 Novembre 2020 - 17:53 da Emilio Tomasini Tag: Borsa

Un lettore chiede:

 

Egr. dott. Tomasini,

le chiedo un parere sul ruolo che, in un prossimo futuro, avranno le CBDC, cioè la valute digitali che le banche centrali stanno preparando, probabilmente per avere un controllo definitivo sulla circolazione del denaro. Quale rischio ci potrà essere per gli investimenti tradizionali? E i beni reali (e l'oro in particolare), non c'è il rischio che vengano alla fine svuotati del loro valore?

Grazie della risposta

 

Pietro Speroni Di Fenizio, autore del modulo BITCOIN di RiuscireInBorsa.it, risponde:

 

CBDC sta per Central Bank Digital Currency, sono le cripto monete proposte e gestite dalle banche centrali. Sono la risposta centralizzata alla crescita dei Bitcoin e delle altre cripto-monete.

 

Quando la blockchain è stata inventata, con i bitcoin come sua prima applicazione in molti hanno detto che la vera rivoluzione non erano i bitcoin, ma era la blockchain. Un database distribuito, cioè non centralizzato. Si parlò di tantissime applicazioni che avrebbero rivoluzionato il mercato. A distanza di 10 anni ci sono molti usi alternativi, ma la dominante resta sempre il bitcoin. Non solo i bitcoin dominano il mercato delle cripto, ma continuano a crescere. Il valore del bitcoin dalla nascita non è mai sceso sotto la media mobile a 4 anni. Questo non è un caso, ma sarebbe troppo lungo spiegarlo qui, per un chiarimento rimandiamo al corso sui Bitcoin di Riuscire in Borsa. La crescita dei bitcoin viene fatta a discapito della finanza tradizionale. Le persone vendono oro per comprare bitcoin. Vendono azioni, per comprare bitcoin. E sicuramente investono moneta liquida per comprare bitcoin. 

 

Janet Yellen, all’epoca a capo della Federal Reserve  ha dichiarato che la fed non ha potere di controllare i bitcoin (2014, https://www.theguardian.com/business/2014/feb/27/janet-yellen-federal-reserve-no-authority-regulate-bitcoin ).

Mario draghi quando era a capo della BCE scrisse che non spettava alla BCE scrivere le regole (2018, 

https://www.ilsole24ore.com/art/draghi-studia-blockchain-e-bitcoin-dice-non-e-bce-dover-scrivere-regole--AEPESUzD ).

 

È quindi evidente che una fuga dei capitali verso i bitcoin rappresenta una perdita di controllo da parte delle banche centrali.  Per cercare di rimediare a questa situazione le banche centrali, fedeli all’idea che l’innovazione importante non sono i bitcoin ma la blockchain, hanno cominciato a produrre o promettere di produrre delle cripto-valute di stato.

 

La prima a essere prodotta è stata Aurora, dalla banca centrale Islandese. Poi venne il Petro dalla banca centrale Venezuelana. Mentre Aurora è stata fatta sul modello del Bitcoin, Petro ha seguito un modello più avanzato, quello di Dash che sta avendo successo in Venezuela (essendo più veloce, meno costoso, e dunque più utile per le piccole transazioni). 

 

Aurora è stato un esperimento, fondamentalmente disastroso. Ha iniziato attorno a 4 dollari, e adesso vale meno di 8 centesimi. Petro ha resistito un po’ meglio, soprattutto a seguito dell’imposizione del governo Venezuelano di richiedere certi pagamenti in Petrodollari. Ma comunque non sembrano reggere il confronto ne con il dollaro, ne soprattutto con i bitcoin. Le altre banche hanno prima promesso di presentare delle cripto-valute       di stato, poi si sono rese conto che usare una blockchain era un’inutile complicazione in un contesto in cui la produzione di moneta sarebbe comunque stata controllata centralmente. E dunque bastava un database centralizzato. 

 

Il risultato è che le CBDC non sono nulla di nuovo. Hanno messo un po’ di trucco alle vecchie monete Fiat nella speranza che i cittadini, le aziende, le altre banche centrali, gli investitori, le considerino un bene duraturo.

 

Ma questo non accade, non può accadere. Sarebbe come lanciare un sasso in aria e aspettarsi che galleggi. Perchè gli investitori non comprano bitcoin perchè sono carini. O perchè sono digitali e moderni. Infatti spesso sono più scomodi da usare delle monete tradizionali. Se vengono rubati non possono essere restituiti (a differenza dei soldi assicurati in banca) e sono un incubo da tenere in sicurezza. Comprano i bitcoin perchè non possono essere stampati illimitatamente. E questo è proprio il controllo che le banche centrali non vogliono, non possono abbandonare. 


Quindi non dobbiamo preoccuparci che le CBDC possano levare potere all’oro o alla finanza tradizionale. Quel potere sta venendo eroso giornalmente dai bitcoin. E non sarà il cane di paglia delle CBDC a invertire questa tendenza. Ormai i bitcoin sono diventati un investimento a portata di aziende (Microstrategy e Square), banche che prima si erano dichiarati contro i bitcoin si stanno una a una allineando con la nuova realtà. L’Iran ha addirittura ufficializzato che accetta pagamenti in Bitcoin per il proprio petrolio dunque aprendo una nuova fase nell’import export tra stati. Nulla di tutto questo verrà intralciato dalle CBDC. 

 

Un'altra domanda sarebbe cosa dovrebbero fare le banche centrali davanti all'avanzata delle cripto-monete. Ma lasciamo questo per un altra occasione.

 

Pietro Speroni di Fenizio,



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