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Buone e cattive notizie da Wall Street

Buone e cattive notizie da Wall Street

Pubblicato Ven 20 Maggio 2022 - 22:00 da Pietro Colacicco Tag: Borsa
Si parla tanto di recessione, ma i titoli azionari e obbligazionari non stanno al momento riflettendo questo rischio.
 
È questo, in sostanza, il messaggio che emerge dall’analisi dei mercati di James Mackintosh, giornalista esperto del celebre Wall Street Journal.
 
Secondo lui, la “narrativa da recessione” che sta rapidamente prendendo piede non si rifletterebbe molto nei prezzi dei vari asset, neanche dopo il grande calo registrato mercoledì. Questi sarebbero infatti ancora dipendenti dalle decisioni della Federal Reserve.
 
La situazione attuale, come sempre accade, presenta dunque sia rischi che opportunità. Sia buone che cattive notizie. Le prime - scrive Mackintosh nel suo articolo - riguardano il fatto che i prezzi sensibili alla politica monetaria sono scesi molto.
 
L'obbligazione più esposta al valore del denaro in futuro, il bond austriaco dello 0,85% con scadenza 2120, ha perso il 60% del suo valore ai massimi del 2020. La scommessa simile nei fondi azionari è l'ARK Innovation ETF di Cathie Wood, ARKK +4,76%, dove i profitti per la maggior parte delle sue partecipazioni sono molto lontani nel tempo, e che è sceso di oltre il 70% dai suoi massimi.
 
Ovviamente, questo genere di notizie sono buone per chi abbia intenzione di investire il proprio denaro adesso - in quanto i titoli sensibili ai tassi sono molto convenienti in questo periodo storico -, ma sono tutt’altro che positive per chi abbia investito nel debito austriaco o nelle azioni tecnologiche speculative.
 
Il giornalista finanziario esprime molto bene il concetto: l’inasprimento della politica monetaria ha reso più dolorosa l’attesa, premiando quindi il risparmio a breve termine e disincentivando l’investimento in attività che promettono rendimenti a lungo termine.
 
 
Inoltre, qualora la Fed diventasse ancora più severa, le perdite potrebbero intensificarsi. Ma i trader di futures prevedono già una grande stretta monetaria e i titoli sensibili ai tassi hanno reagito con forti cali, non solo di prezzo ma anche di valutazione.
 
Mackintosh descrive un esempio: Microsoft è scesa da 34 volte gli utili stimati a 12 mesi a 24 volte dall'inizio dell'anno, anche se gli utili previsti sono aumentati. Qualcosa di simile è accaduto all'intero S&P 500, dove il rapporto prezzo-utili a termine è sceso da 22 a 18, mentre Wall Street ha alzato le previsioni sugli utili.
 
Mentre la politica monetaria può in qualche modo essere prevista - e prezzata -, cogliendo l’opportunità di guadagnare da certi asset in futuro, le azioni e le obbligazioni non stanno riflettendo sui mercati i rischi della recessione tanto annunciata.
 
Ed è questa la cattiva notizia.
 
 
I mercati creditizi, ad esempio, sono un po’ in crisi dopo aver capito che il rischio di recessione sta aumentando. Così anche le obbligazioni spazzatura col rating più basso, CCC, sono crollate.
 
Nonostante ciò, analizza Mackintosh, il mercato obbligazionario sarebbe pronto ad affrontare una recessione comunque molto lieve che, nel peggiore dei casi, potrebbe colpire soltanto le società più deboli.
 
Per quanto riguarda, invece, il mercato azionario è molto più complesso fare un’analisi: i prezzi delle azioni sono influenzati da notizie molto diverse tra loro. Il calo di mercoledì ci ha fatto presente che i rischi di recessione ci sono, ma comunque - secondo il giornalista del Wall Street Journal - “il mercato non è preparato per una crisi profonda, a malapena per una lieve”.
 
Il rischio di avviarci verso un’economia in recessione esiste e ci sono diversi segnali. L’economia europea arranca, la Cina è chiusa per Covid, la Fed stringe e i consumatori hanno meno fiducia di prima.
 
Questa eventualità, però, è ancora lontana secondo Mackintosh, che fa notare come il mercato del lavoro sia ancora forte e il fatto che la Fed abbia appena iniziato ad alzare i tassi di interesse, che per il momento sono ancora bassi.
 
 
 


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