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E se le “Cannastock” non fossero solo fumo?

E se le “Cannastock” non fossero solo fumo?

Pubblicato Lun 28 Dicembre 2020 - 12:05 da Stefano Bonini Tag: Borsa

Non è un segreto, avendolo scritto più volte, che io creda fermamente che, volenti o nolenti, gli Stati Uniti abbiano una sorta di ius primae noctis sui principali cambiamenti mondiali, e il cambio di schieramento del presidente degli Stati Uniti porta inevitabilmente il definirsi di nuovi equilibri.

 

Dopo una politica di Trump di stampo proibizionista è opinione generale che la nuova presidenza a trazione democratica possa promuovere la legalizzazione, infatti membri dello staff di Biden hanno più volte parlato di depenalizzazione in dibattiti pre-elettorali.

 

Questo è un tema molto spinoso, non solo da un punto di vista sociale ma anche finanziario, infatti negli anni scorsi molti analisti, promotori, traders, grande banche d’affari, etc. vedevano nel settore una grande espansione. Infatti il 19 settembre 2018 il mercato ha toccato il suo massimo storico: secondo i dati di S&P Market intelligence le big del settore valevano oltre 60 miliardi di Dollari.

 

Si è scoperto in seguito che i grandi investitori stavano solo speculando sulle “Cannastock” (nome con cui si identificano le società quotate che operano nel settore della Cannabis legale) sulla scia delle legalizzazione a uso terapeutico e ricreativo che proprio durante quegli anni iniziava a farsi strada in diversi Stati degli USA.

 

Che fosse una bolla speculativa è apparso chiaro quando dopo la legge sulla piena legalizzazione in Canada (17 ottobre 2020) il mercato ha iniziato a vendere dimezzando il proprio valore.

 

Perché allora torno a parlare delle Cannastock?

 

In finanza in generale e nei mercati finanziari in particolare non esistono coincidenze e con la vittoria di Biden il mercato delle Cannastock ha fatto registrare un +45% dall’election day (secondo gli analisti di S&P Market intelligence).

 

Inoltre, a pochi giorni dall’accettazione di Trump al passaggio di consegne, due delle principali realtà del settore, la Tilray Inc. e la Aphria Inc., si sono fuse creando la più grande azienda mondiale della Cannabis dal valore di 3,8 miliardi di Dollari, secondo quanto riportato da Bloomberg.

 

Come già detto negli ultimi anni diversi Stati americani ne hanno liberalizzato l’uso, però è bene ricordare che a livello federale la Cannabis è equiparata a una qualsiasi droga, e la nuova presidenza con il Congresso potrebbero portare avanti il processo di legalizzazione, anche considerando che circa i due terzi dei cittadini americani sembra essere favorevole alla legalizzazione, secondo quando emerso da una ricerca di fine 2019 condotta dal Pew Research Center di Washington DC.

 

A questo va aggiunto che a settembre di quest’anno è stato pubblicato, da Zion Market Research di New York, un report dove il mercato della Cannabis del 2019 viene valutato circa 13.5 miliardi di Dollari, e dove si stima una sua crescita (a tasso composto) del 30% tra quest’anno e il 2026 per atterrare a un valore di circa 90 miliardi.



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