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Ci dobbiamo adeguare: altrimenti se aspettiamo il breakout dell'Italia ...

Ci dobbiamo adeguare: altrimenti se aspettiamo il breakout dell'Italia ...

Pubblicato Mer 13 Aprile 2022 - 14:03 da Emilio Tomasini Tag: Borsa

Lo scorso mese di febbraio il dato tendenziale dell’inflazione USA era del 7.9%.

 

Marzo non ha portato soprese e il dato tendenziale dell’inflazione USA è dell8.5%.

 

Da diversi fronti arrivano commenti narcotizzanti come ad esempio la core inflation, quella che si calcola non tenendo conto di prezzi alimentari ed energetici, è in calo.

 

Ormai un aumento dei tassi di interesse da parte della FED di 0.5% a maggio è dato per scontato e la maggior parte degli operatori vede uno strike di tassi in aumento per ben 9 volte consecutive.

 

Il dramma che si profila all’orizzonte e di cui tutti hanno paura è una “deflazione della crescita” ovvero una inflazione che sale talmente tanto da far precipitare al rialzo i tassi di interesse e quindi frenare la crescita del PIL.

 

Ripeto in maniera ossessiva che ho vissuto la stagione negli anni ’90 in cui i tassi salivano ma la crescita saliva più dei tassi e dei prezzi e le azioni volavano. Quindi è troppo vago dire che l’effetto dell’inflazione sulle azioni è questo o quello.

 

Staremo a vedere. E soprattutto con terrore aspetto i dati europei ed italiani.

 

Quello che ieri alcuni giornali italiani osservavano timidamente è che l’Italia in un quadro ormai conclamato di rialzo di inflazione e tassi di interesse è il Paese che sarà più colpito.

 

So che molti lettori forse distratti dal fatto che un giornale come diceva Oscar Wilde sia una bocca sempre aperta costretta a parlare (e a dire delle stupidate, diceva il saggio scrittore inglese) non hanno soppesato bene quell’editoriale che è stato pubblicato domenica scorsa.

 

La forza relativa dell’Italia sull’estero è stata declinante da 10 anni a questa parte e finché i tempi rimanevano incerti su ampiezza del rialzo dei tassi e dinamiche della ripresa del PIL potevamo anche giocare la carta delle azioni italiane.

 

Ora che il quadro è cambiato così come sono cambiati i protagonisti il vero e proprio dramma che si annuncia all’orizzonte e che sarà tipicamente italiano è quello del debito pubblico e della scarsa efficienza del nostro apparato infrastrutturale.

 

In altre parole siamo stretti in una forbice di tassi in crescita e debito pubblico fuori controllo.

 

Altro che la filastrocca del PNRR che saranno i soliti soldi che vanno ai soliti noti o semplicemente buttati dalla finestra.

 

Basti pensare che senso ha il green in  una epoca che nel giro di pochi giorni è diventata di crisi energetica.

 

L’Italia non ha più margini di manovra in un contesto come questo e tutte le “oneste” speranze che riponevamo nel volo del calabrone, come direbbe Fabrizio Galimberti, sono evaporate insieme al breakout del canale di congestione in cui ci dibattiamo da 10 anni.

 

L’evento a livello di analisi tecnica è quello che vi mostro qui sotto: la rottura della trendline decrescente in scala logaritmica del tasso di  interesse del BTP:

 

 

Lunedì scorso e questo lunedì diversi lettori hanno scritto notando come nel portafoglio breakout abbiamo piazzato prima un ordine di acquisto su una azione Nasdaq e successivamente il lunedì dopo su altre azioni Nasdaq.

 

Capisco che sembrino tutte decisioni prese a cuor leggero ma francamente sappiate che ci abbiamo meditato sopra mesi se non anni e l’unica accusa (forse) è quella di averci pensato troppo. Il portafoglio value ormai 2 anni fa è stata una prima risposta. Questa è la seconda. L’Italia è morta, punto e a capo.

 

Difficilmente vedremo rialzi consistenti di borsa generalizzati, in Italia vedremo qualche breakout funzionare qui è là ma davvero si rischia di perdere il treno a rimanere focalizzati sul nostro Paese per via delle dinamiche di tipo macro sopra accennate.

 

Dinamiche di cui tutti sono coscienti anche se non se ne parla apertamente (e non ho mai capito perché). Se una azienda che è murata di debito prevede tassi in aumento si preoccupa oppure no ? Si preoccupa … non dorme di notte … cerca di ridurre il debito.

 

Qui in Italia il nostro Stato non lo fa e quindi prima o poi il problema tornerà fuori in maniera drammatica, è inutile che ce la stiamo a raccontare.

 

Alcuni lettori hanno chiesto cosa pensiamo delle valutazioni di Wall Street. La risposta è netta: non importa. Ci sono talmente tante azioni a Wall Street che è vero che il mercato nel suo complesso può essere o non può essere valutato correttamente ed  è un po’ francamente come parlare del sesso degli angeli perché a Wall Street anche nei momenti più cupi esistono sempre delle azioni che vale la pena di comprare.

 

Alcuni lettori hanno chiesto perché gli ordini di acquisto del breakout non sono in stop e rispondiamo che nelle stesse dispense ricordiamo come cerchiamo di entrare al di sotto dei massimi per evitare drawdown successivi e quindi l’ordine limite è quello più adatto.

 

Non abbandoneremo l’Italia ovviamente anzi tutto rimane come prima.

 

Semplicemente abbiamo di nuovo dovuto buttare lo sguardo oltre confine come abbiamo fatto 2 anni fa con il portafoglio value.

 

Quindi invito i lettori a non farsi prendere dal panico.

 

So che molti dei lettori pagano commissioni elevate sulle azioni americane ma è meglio pagare commissioni elevate su titoli buoni che basse commissioni su titoli che in pancia hanno già un problema atavico come quelli italiani: un debito che prima o poi ci travolgerà …



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