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Guerra e Banche

Guerra e Banche

Pubblicato Dom 27 Febbraio 2022 - 21:08 da Stefano Bonini Tag: Borsa

Mi sembrava giusto intitolare un articolo sull’attuale situazione russa prendendo a riferimento uno dei principali autori del Paese: Lev Tolstoj.

 

A onor del vero, avrei potuto rifarmi anche a uno dei capolavori del connazionale e contemporaneo Fëdor Dostoevskij.

 

Ho iniziato a occuparmi professionalmente di Banche e Mercati finanziari poco prima del default di Lehman Brothers, pertanto l’effetto crisi è nel mio DNA di analista e opinionista.

 

Non ho vissuto i mercati durante l’11 settembre 2001, stavo iniziando l’università a Birmingham in Inghilterra ed ero più concentrato su pubs, clubs e a tenere alto il nome di "italiano all’estero"; però ho vissuto in trincea crisi finanziaria, crisi economica, crisi pandemica: una guerra mi mancava.

 

Sull’attuale situazione convergono pareri da radici diverse: sociali, economiche e politiche.

 

Sulle prime e le ultime non intendo soffermarmi, non sono di mia competenza, le seconde sì.

 

Durante la mia vita professionale ho lavorato e collaborato con banche in Russia e in altri Paesi europei come Bulgaria, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Ungheria.

 

Conoscevo bene le comunità di italiani di bancari, appuntamento fisso il lunedì mattina a Malpensa.

 

Molte banche europee sono esposte all’economia russa, ma l’Italia, anche per cultura, è il primo sistema bancario.

 

Prendendo a riferimento i dati della BIS (Bank for International Settlements), su un’esposizione globale bancaria al Paese degli zar di circa 121 miliardi di dollari, circa il 40% (poco più di 50 miliardi) è appannaggio di due soli Paesi: Italia e Francia.

 

Noi siamo esposti per 25,3 miliardi mentre i cugini transalpini, la cui economia è un po’ più grande della nostra, per 25,2 miliardi.

 

Al terzo posto si pone l’Austria che, con un Pil pari a circa un quarto del nostro, è esposta per 17,5 miliardi.

 

Per avere un benchmark di riferimento, basti pensare che il sistema bancario degli Stati Uniti è esposto per circa 14,7 miliardi.

 

Dando un occhio ai bilanci e al pillar III delle nostre banche UniCredit mostra un’esposizione di 8 miliardi di impieghi (analisti come Bestinver stimano che, in termini di asset totali, l’esposizione sia di 14 miliardi) mentre l’esposizione di Intesa Sanpaolo, sembra essere di circa 5,5 miliardi.

 

Alla luce di ciò la banca italiana maggiormente esposta si è affrettata a dichiarare all’agenzia Reuters che "La nostra rete in Russia conta per circa il 3% dei ricavi del gruppo e del capitale allocato” e che “tutte le esposizioni sono altamente coperte: la copertura sulle non-performing exposures è salita all’84%. Il

bilancio della nostra controllata è molto liquido e autofinanziato".

 

Nessuno può sapere cosa succederà nei prossimi giorni, certo è che alle immagini di lunghecode nei bancomat di Mosca e delle altre città russe mostrate dai telegiornali si aggiunge una preannunciata tempesta sul rublo.

 

Dagli 83 dollari di venerdì adesso le banche russe offrono una forchetta che va da un minimo di 98 a un massimo di 115.

 

La Banca centrale, formalmente, ha di fatto solo due opzioni: vendere parte delle riserve auree, ammesso che qualcuno le compri, o alzare ancora i tassi.

 

E pensare che fino a qualche giorno fa il nostro principale problema era capire se l’inflazione sarebbe durata un paio di mesi oppure ci avrebbe accompagnato per tutto il 2022.



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