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L’inflazione è davvero frutto della guerra?

L’inflazione è davvero frutto della guerra?

Pubblicato Gio 19 Maggio 2022 - 10:39 da Stefano Bonini Tag: Borsa

Ieri ero ad un convegno locale con dirigenti bancari e imprenditori del territorio e, come è facile immaginare, l’inflazione è stata la protagonista indiscussa.

 

Dopo una serie di interventi sugli impatti e sull’origine dell’inflazione, che identificavano la guerra Russia-Ucraina come elemento scatenante è stato chiesto il mio parere.

 

Ho esordito con un’importante dichiarazione: “l’inflazione non è figlia della guerra”.

 

La guerra è una delle chiavi dialettiche utilizzate dalle banche centrali per sostenere le manovre di aumento dei tassi.

 

In effetti la galoppata dell’inflazione era già chiara dall’autunno dello scorso anno con l’aumento del costo delle materie prime e dell’energia, ma ci piaceva l’idea che fosse solo una cosa “transitoria”.

 

In realtà ciò che ha realmente generato l’inflazione è stato il combinato disposto tra lo stop dell’economia generato della pandemia e l’aver deciso a livello istituzionale di accelerare su transizione ambientale, energetica e digitale.

 

Questa accelerazione ha fatto sì che ci fosse una corsa ad avviare il processo di adeguamento e come da classica regola domanda-offerta: quando aumento la domanda e l’offerta rimane ferma i prezzi salgono.

 

L’effetto dell’aumento dei prezzi in realtà non si è però ancora scaricato sui consumi, ma accadrà a stretto giro e colpirà in maniera diseguale, andando a erodere il potere d’acquisto di quella parte di popolazione con redditi medio-bassi.

 

Questa parte infatti destinando ai consumi incomprimibili una percentuale molto significativa delle proprie entrate creerà una compressione dal lato della domanda generando una flessione della ricchezza.

 

Per questo le istituzioni sono chiamate si a tutelare i consumi primari, ma anche a salvaguardare i consumi che guardano all'innovazione.

 

Per capire cosa farà la Banca Centrale Europea e i governi nazionali è sufficiente, a mio avviso, dare un occhio a cosa sta succedendo in UK.

 

Secondo le stime della Banca d'Inghilterra a fine anno la Gran Bretagna vedrà la peggiore crisi del costo della vita degli ultimi trent'anni, il 10%.

 

Per questo motivo, l'istituto monetario dovrà intraprendere azioni più aggressive e rialzare di nuovo i tassi d'interesse, che sono già stati portati all'1%.

BCE difficilmente potrà non rispondere all’appello.

 

Il governo britannico dall’altro lato ha subito crescenti pressioni per sostenere i redditi delle famiglie e il primo ministro Boris Johnson ha dichiarato la scorsa settimana che il suo governo «farà qualcosa» nel breve termine per aiutare i cittadini britannici.

 

Ad aprile l'inflazione ha raggiunto il 9%, e in un solo mese è cresciuta del 2,5%, piu dell’obiettivo del 2%.

 

Quello che però preoccupa di più è la fiducia dei cittadini, che guidano le scelte dei consumatori.

 

Recenti sondaggi sul sentiment dei consumatori hanno rilevato che la fiducia dei cittadini britannici nelle proprie finanze personali è ora al livello più basso dal 1985.



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