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Europa vs Stati Uniti?

Europa vs Stati Uniti?

Pubblicato Mer 07 Settembre 2022 - 11:15 da Stefano Bonini Tag: Borsa

Domani a Francoforte BCE dovrebbe annunciare un aumento dei tassi, che secondo gli analisti dovrebbe essere di 50 o 75 punti base: io scommetto su 75.

 

A seguito del rialzo, il tasso di riferimento di BCE sarebbe 1% o 1,25%, un bel cambio considerando che molte persone che hanno acceso mutui non più tardi di una decina di mesi fa pagano tassi di interesse più bassi.

 

Domani lo storytelling di Christine Lagarde, per spiegare il rialzo dei tassi, sarà, presumibilmente, legato all’inflazione generata in via prevalente dall’aumento dei costi dell’energia a seguito delle restrizioni nelle forniture dovute alla guerra russo-ucraina.

 

Tutto vero, però perché BCE ha ritardato così tanto considerando che già mesi fa, quando era evidente l’impatto dell’inflazione, le altre banche centrali avevano iniziato ad alzare i tassi?

 

I tassi di riferimento praticati alla FED hanno raggiunto il 2,5% mentre, come detto, quelli BCE sono solo allo 0,5%.

 

Per spiegare la manovra di aumento dei tassi di domani è necessario prendere a prestito il concetto di “margine di interesse”, una delle misure chiave per valutare la redditività dell’attività bancaria.

 

La banca fa raccolta a un certo tasso e presta a un tasso maggiorato: la differenza è appunto il margine di interesse.

 

Questo è quello che sta succedendo tra Euro e Dollaro: gli investitori prendono a prestito in UE, vendono Euro convertendoli in Dollari per investire Oltreoceano, dove i tassi sono più alti.

 

Operazione semplice che spiega l’apprezzamento del biglietto verde a scapito della nostra moneta unica che è stabilmente sotto la parità, arrivando avendo toccato lo 0,9876, il punto più basso da 20 anni.

 

Al simposio di Jackson Hole, dove si incontrano i banchieri centrali di tutto il mondo, il presidente della FED, Jerome Powell, ha dichiarato che si aspetta che i tassi saliranno ancora, fino al 4%.

 

Ecco allora perché domani BCE sarà obbligata ad alzare i tassi (e io ipotizzo di almeno 75 punti) per non veder deprezzare la moneta unica.

 

La mossa di Francoforte non sarà però isolata: tra due settimane, il 21 settembre, infatti, si riunirà la FED e gli economisti si aspettano che non rimanga certo con le mani in mano attendendosi un rialzo di 75 punti base: pareggiando così l’azione di BCE.

 

Al di la delle classiche, e per me anche un po’ noiose, discussioni se sia meglio avere una moneta forte o debole, è importante ricordare che l’energia (gas, petrolio, etc.) si scambiano in dollari.



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