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Packaging italiano: un’industria “controvento” PARTE 2 DI 2

Packaging italiano: un’industria “controvento” PARTE 2 DI 2

Pubblicato Lun 30 Novembre 2020 - 16:57 da Ilaria Ferrari Tag: Borsa

Come promesso, concludiamo l’analisi di uno dei comparti industriali più vitali dell’economia italiana passando in rassegna le aziende di packaging quotate sull’AIM Italia.

 

ILPRA

È specializzata nella progettazione e produzione di macchine confezionatrici per i mercati alimentare, cosmetico e medicale. Fondata nel 1955, è uno dei principali player nel settore del packaging grazie all’ampia gamma di macchine (termosaldatrici, riempitrici, termoformatrici) e soluzioni tecnologiche all’avanguardia.

Il suo punto di forza sono i continui investimenti in R&D che hanno consentito di sviluppare internamente opportune tecnologie e nuove tecniche di confezionamento all’avanguardia nel settore.

 

 

Ha comunicato risultati estremamente positivi per il primo semestre 2020, sovraperformando l’andamento negativo del settore: vendite (15,3 mln di euro) in linea con l’anno precedente e forte incremento della redditività (EBITDA +81% e utile netto +188%).

Ammessa all’AIM dal febbraio 2019, si tratta di un titolo super sottile: il controvalore mensile scambiato è stabilmente inferiore ai 200mila euro. Attualmente quota a sconto del 10% rispetto al prezzo di collocamento.

 

 

 

GRIFAL

È un’azienda bergamasca attiva dal 1969 che progetta, produce e commercializza, nel mercato del packaging industriale, imballaggi innovativi, performanti ed eco-compatibili. Negli anni ha esteso l’offerta di soluzioni innovative e sostenibili, fra cui lo sviluppo in-house di tecnologie che sostituiscono efficacemente le plastiche espanse per l’imballaggio (cArtù® e cushionPaper™).

Grifal, quindi, intercetta un driver di crescita fondamentale del mercato degli imballaggi nei prossimi anni: convertitori e trasformatori, infatti, sono oggi in prima linea nella ricerca di alternative ecosostenibili alla plastica, per obiettivi sia di business sia di immagine.

Inoltre, è la prima azienda italiana ad essere inclusa, da marzo 2019, nell’Amazon Packaging Support and Supplier Network (APASS), una lista di aziende alle quali i fornitori di Amazon devono rivolgersi qualora intendano vendere i propri prodotti tramite il market place Amazon.

 

 

La pandemia, al 30 giugno 2020, ha determinato per Grifal un ridimensionamento dei ricavi di vendita del 20,5%(7,8 mln contro i 9,8 mln del corrispondente periodo 2019); il margine operativo lordo (EBITDA) si è contratto dell’85%; il risultato netto ha registrato una perdita pari a 600mila euro da un utile di pari entità al 30.06.2019 (-208%).

Nonostante questo scenario fortemente negativo, c’è anche qualche segnale positivo per il futuro: il contributo di cArtù® alle vendite è in costante crescita, raggiungendo il 15% nel primo semestre 2020 (contro il 9% nel 1H19), migliorando il mix di prodotto e confermando il successo di questa innovativa soluzione di packaging; inoltre, dopo un ritorno del fatturato al livello del 2019 nei mesi estivi, in settembre Grifal ha registrato un’importante ripresa degli ordinativi (+15% rispetto al settembre 2019).

La società è quotata sul mercato AIM di Borsa Italiana dal giugno 2018. Dopo un esordio col botto (+166% in poco più di un mese), il titolo ha bruscamente ripiegato verso il basso e attualmente si trova circa il 6% a sconto rispetto al prezzo di collocamento. Negli ultimi giorni è stata protagonista di un mini-rally (+12,33% il 24 novembre) in seguito alla concessione del brevetto USA per il processo di produzione del suo prodotto più rivoluzionario: cArtù®.

 

 

 

CFT

CFT è la holding operativa del gruppo CFT, attiva a livello italiano e internazionale nel design, progettazione e produzione di macchine singole e linee complete per la trasformazione e la lavorazione di un’ampia gamma di prodotti alimentari, nella progettazione e realizzazione di soluzioni innovative per il riempimento e il confezionamento di prodotti alimentari e non alimentari (oli lubrificanti), nonché nello sviluppo di una vasta gamma di soluzioni tecnologiche di controllo qualità e selezione ottica per frutta e verdura.

 

 

A causa del rallentamento delle consegne causato dalla pandemia, CFT ha chiuso il primo semestre 2020 con un fatturato di 101,7 mln di euro, in calo del 15,8% rispetto allo stesso periodo del 2019, e un reddito netto negativo per 2,3 mln (rispetto all’utile di 1,3 mln del primo semestre 2019).

La struttura finanziaria di quest’azienda è particolarmente aggressiva: il debito, che è cresciuto di circa 29 milioni negli ultimi tre anni, oggi è 2,38 volte il patrimonio netto e la cassa è sufficiente a coprirne appena il 50%.

Non si può certo dire che la quotazione di CFT, avvenuta nel luglio 2017 sul mercato AIM Italia, sia stata un successo: a poco più di tre anni il titolo non ha fatto altro che scendere e ora si trova sui minimi storici (circa -80% dal prezzo di collocamento).

 



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