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I Mercati e la transizione energetica tra G20 e COP26

I Mercati e la transizione energetica tra G20 e COP26

Pubblicato Lun 01 Novembre 2021 - 18:09 da Stefano Bonini Tag: Borsa

In ogni ambiente economico-finanziario l’energia è l’hot topic di questi giorni, sia perché guida l’inflazione sia perché oramai ogni investitore deve indirizzare le proprie scelte valutando la sostenibilità di lungo periodo e gli impatti “green”.

 

L’energia è stato il tema del G20 di Roma appena terminato e le reazioni circa le conclusioni sono state contrastanti: c’è chi afferma che siano stati presi impegni sul finanziamento nuove di centrali elettriche mentre altri sostengono che nessun impegno sia stato preso vista l’assenza di dettagli.

 

Che siamo in un momento di transizione è evidente dal fatto che da un lato le Nazioni Unite organizzano il COP26 a Glasgow sull’energia pulita, mentre dall’altra stiamo andando sempre più verso una crisi energetica globale.

 

In questo scenario la Cina si è dovuta rivolgere al carbone per evitare la carenza di energia, l'Europa a cercare più gas russo mentre gli Stati Uniti incolpano il "cartello" petrolifero dell'OPEC per l'impennata dei prezzi della benzina.

 

Perché tutto questo è importante?

 

L'obiettivo del summit in Scozia è finalizzare l'Accordo di Parigi del 2015, che mirava a limitare l'aumento delle temperature medie mondiali ben al di sotto dei 2, preferibilmente a 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli pre-industriali.

 

Infatti nel 2015 erano stati tralasciati dei dettagli su come raggiungere tale obiettivo, come i Paesi segnalano le emissioni, quali standard vengono utilizzati e chi è responsabile della verifica dei dati.

 

Il presidente degli Stati Uniti Biden si sta dirigendo a Glasgow con un piano da mezzo trilione di dollari per ridurre le emissioni di gas serra, quello che è stato definito "più grande investimento per combattere la crisi climatica nella storia americana".

 

Ogni buon trader dovrebbe monitorare tutto il dibattito sul clima e l’energia, perché sarà la leva delle politiche economiche dei principali Paesi, infatti le Nazioni in via di sviluppo vogliono che siano i Paesi più ricchi a pagare la transizione energetica.

 

La giustificazione sottostante è che i Paesi più sviluppati hanno trascorso decenni a industrializzarsi senza alcuna restrizione “ecologica” alla propria crescita.

 

Secondo il ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar, le Nazioni più ricche dovrebbero raccogliere una cifra di $ 100 miliardi all'anno per aiutare i Paesi più poveri, definendola "meno del denaro che la National Football League americana guadagna dalla vendita dei diritti".

 

I negoziati terranno d’occhio sia le risorse economiche sia le attuali criticità energetiche, visto che l’ultima cosa che Stati Uniti ed Europa voglio è una crisi energetica conclamata con un’impennata inflazionistica di lungo periodo.



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