RACCOMANDAZIONI DI BORSA: DUELLO DI GLADIATORI

Raccomandazioni di Borsa: istruzioni per l’uso

 

Quando si parla di raccomandazioni di Borsa si tende spesso a fare confusione in merito al significato della parola raccomandazioni associata a Borsa. Generalmente ci si forma l’idea che le raccomandazioni di Borsa siano consigli per gli acquisti, ossia suggerimenti in merito a cosa comprare oggi. In effetti la corretta raccomandazione di Borsa dovrebbe essere un invito a comprare quando è ragionevole comprare, ma anche a vendere quando tutti gli elementi dicono che è giunto il momento di abbandonare la nave.

 

Raccomandazioni di Borsa: attenzione ai potenziali conflitti di interessi

 

Il dubbio principale che assale l’investitore razionale è se ci si possa fidare di chi gli sta dando le raccomandazioni di Borsa. Dubbio legittimo, e anzi condivisibile e anche consigliabile. Perché il dubbio nasce dal timore che quelle raccomandazioni possano non essere imparziali, e che anzi dietro di loro si celino interessi di qualche genere. Come spesso accade, in effetti, di fronte ad una raccomandazione di Borsa pare opportuno porsi una lunga serie di domande. Innanzitutto, in merito a chi stia dando le raccomandazioni in oggetto. La reputazione di chi scrive è il primo requisito che è opportuno appurare. Come una volta ha detto Umberto Eco, la rete ha dato voce ad una massa di imbecilli. E molti di questi imbecilli si sono improvvisati guru della finanza, elargendo raccomandazioni di Borsa a destra e a manca senza alcuna competenza dimostrata, né dimostrabile, in materia. Ma attenzione che uno non diventa guru senza un seguito; se uno diventa un punto di riferimento per le raccomandazioni di Borsa senza averne diritto la colpa è di chi lo segue e gli dà credito.

 

 

Raccomandazioni di Borsa: per capirne la validità bisogna essere comunque ferrati in materia!

 

Uno dei più grandi ostacoli alla diffusione di una seria cultura finanziaria è proprio l’incapacità cronica di una larga massa di individui di valutare criticamente ciò che legge in giro per la rete. In tema di raccomandazioni di Borsa ciò si traduce in una accolita di persone che prendono per oro colato tutto ciò che scrive l’esperto di turno, perché lo sforzo richiesto per la valutazione della qualità di ciò che è scritto è troppo elevato. Invece di dotarsi degli strumenti per poter giudicare il senso e l’opportunità di quanto viene loro detto, questi soggetti decidono di prendere tutto per buono. E le raccomandazioni di Borsa ignoranti diventano il verbo. Potrà apparirvi un controsenso, ma per interpretare correttamente una raccomandazione di Borsa dovete essere almeno in parte ferrati in materia: non potete esprimervi sulla competenza di una raccomandazione senza essere a vostra volta competenti in tema di analisi dei mercati finanziari. Sono dinamiche che noi che facciamo questo mestiere onestamente e seriamente da tanto tempo vediamo chiarissimamente in tanti dei visitatori annuali delle fiere dedicate alla finanza: visitatori che si accalcano anno dopo anno agli stand sperando di carpire qualche segreto in grado di renderli milionari senza fare fatica. Come se il mestiere di chi fa le raccomandazioni di Borsa fosse rivelare a chicchessia l’ubicazione segreta della pietra filosofale, la formula per trasformare tutto in oro, il segreto per guadagnare badilate di soldi senza lavorare seriamente. No signori, non funziona affatto così.

 

Raccomandazioni di Borsa: nessuna sfera di cristallo

 

La prima cosa da capire è che nessuno è dotato di poteri previsionali; non esiste la sfera di cristallo, non esiste il giornale del giorno dopo, non esistono le previsioni di Borsa. Le raccomandazioni di Borsa sono un’altra cosa. Sono consigli in merito a come muoversi nel campo delle probabilità. Nascono spesso da sistemi codificati di analisi dei dati, che hanno richiesto anni di sudore, lacrime, sangue, lavoro 24/7, fastidi di ogni tipo, delusioni, mogli che ti urlano dietro perché lavori troppo, figli che ti danno del padre degenere perché stai troppo poco tempo con loro. Una raccomandazione di Borsa seria incorpora al suo interno la probabilità di essere errata, espressa in modo chiarissimo per la presenza di un livello di stop loss, un prezzo di abbandono, un’ancora di salvezza a cui aggrapparsi quando il mondo ti sta dicendo che molto probabilmente ti sei sbagliato. Questo mestiere prevede appunto proprio anche questo: la possibilità che le cose vadano male, da cui la necessità di un proverbiale piano B; cosa faccio se mi sono sbagliato? Questo vale per tutte le raccomandazioni di Borsa? Ovviamente no, perché, insieme a tanti esperti seri e preparati che danno raccomandazioni di Borsa oneste (a volte anche sbagliate, ma sempre oneste), nel mare magnum della rete non ci sono solo ciarlatani che parlano come se fossero esperti; ci sono, purtroppo, anche esperti seri e preparati che danno raccomandazioni di Borsa create ad arte per ingannare chi le legge, portando masse di investitori a fare la cosa sbagliata al momento giusto per qualcun altro.

 

Raccomandazioni di Borsa: cui prodest ?

 

All’inizio ci eravamo posti anche questo problema, in effetti, poi lo abbiamo temporaneamente abbandonato. Cui prodest? Così dicevano i nostri avi. A chi giova? Questa, spesso, è La domanda da porsi: quale vantaggio potrebbe trarne colui che mi sta dando una certa raccomandazione di Borsa? Se il soggetto scrivente ha una onesta reputazione ed è noto per scrivere in modo serio, allora la domanda successiva è semplice: mi fido di lui (o lei) anche se non ho capito da dove è uscita questa raccomandazione di Borsa perché so che non mi sta ingannando, oppure preferisco fare di testa mia, leggo la raccomandazione di oggi e la integro con le mie personali competenze, la mia sensibilità al mercato, le mie opinioni al riguardo? Entrambe le vie sono perseguibili, ovviamente. La prima rende tutto un po’ più facile, ma deve essere preceduta comunque da un processo valutativo a monte: quello in merito alla reputazione di chi scrive le raccomandazioni di Borsa. É comunque qualcosa per cui vale la pena sgobbare un po’.

 

 

 

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