Articoli

Rischio climatico ed emissioni CO2: cosa succederà sui mercati?

Rischio climatico ed emissioni CO2: cosa succederà sui mercati?

Pubblicato Gio 12 Agosto 2021 - 08:44 da Stefano Bonini Tag: Borsa

Pur essendo un appassionato di motori rumorosi e di grossa cilindrata, da economista finanziario e osservatore dei mercati non posso non prendere sul serio il duro avvertimento sui cambiamenti climatici lanciato dalle Nazioni Unite, in particolare l’appello ad attivare azioni immediate su larga scala per ridurre le emissioni.

 

Il gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici ha attribuito la colpa "inequivocabilmente" all'attività umana e il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha affermato che i risultati sono un "codice rosso per l'umanità".

 

In questi giorni stiamo sperimentando l’ondata di caldo più alta degli ultimi 30 anni, e ieri in provincia di Siracusa la colonnina di mercurio ha fatto registrare 48,8 gradi, la temperatura più alta mai raggiunta in tutta Europa.

 

Alcuni effetti concreti del cambiamento globale sono già evidenti: gli incendi in tutto il mediterraneo (Italia e Grecia in primis) oltre che in California, dove è in corso il Dixie Fire (il secondo incendio più grande nella storia dello Stato) senza dimenticare lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia, che continua a provocare l'innalzamento del livello del mare.

 

Osservando i mercati, in particolare Wall Street, è chiaro che per la comunità finanziaria sta considerando certo l'abbandono dei combustibili fossili, la principale causa di emissioni di carbonio: basta guardare le prestazioni di Tesla e del settore dei veicoli elettrici.

 

Utilizzando però un grandangolo quest’anno gli investimenti green non hanno, nel complesso, dato i risultati sperati.

 

Analisti di Bloomberg notano infatti la debole performance dell'indice S&P Global Clean Energy, che è sceso di quasi il 18% da inizio anno e di oltre il 30% dal suo picco all'inizio di gennaio quando si avvicinava l’ingresso del Presidente Joe Biden.

 

Dall’altro lato l'indice MSCI World è cresciuto di quasi il 16% da inizio anno e di oltre il 13% dal picco registrato dall’ iShares S&P Global Clean Energy.

 

Guardando gli ETF sull’”energia pulita”, osserviamo che l'ETF Invesco MSCI Sustainable Future è in calo di oltre il 10% da inizio anno e di quasi il 20% rispetto al picco elettorale post-Biden.

 

Stesso andamento è seguito dagli ETF VanEck Vettori Low Carbon Energy e ETF First Trust NASDAQ Clean Edge Green Energy Index che sono in calo di oltre il 2% da inizio anno e circa il 16% in meno rispetto ai massimi di gennaio.

 

Il vento però sembra cambiare perché iniziano ad arrivare le prime azioni dei Governi, esempio la “richiesta” di Biden di aver un parco auto elettrico pari al 50% entro il 2030.

 

UBS riporta che più di 50 grandi investitori con portafogli da 14 miliardi di dollari si sarebbero riuniti per invitare le aziende a definire impegni "net-zero" per il 2050.

 

La stessa banca afferma inoltre che, entro la fine dell’anno, negli USA potrebbe essere chiesto alle società quotate di riportare i dati climatici e similmente potrebbero essere esaminati i criteri per i fondi di investimento che rivendicano l'etichetta di sostenibilità o ESG.

 

Sempre nello stesso report UBS afferma che, alla luce della corsa globale per conquistare il mercato dei veicoli elettrici, si potrebbe avere una crescita esponenziale piuttosto che lineare, con gli analisti che prevedono che, entro il 2025, circa il 25% delle nuove auto possa essere elettrificato ed entro il 2030, la quota potrebbe raggiungere il 60-70%.

 

Morgan Stanley dall’altro lato ha appena aggiornato il suo "Playbook sulla decarbonizzazione" con titoli classificati Overweight o Equal Weight e quelli a più diretto impatto legislativo.



Top