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Scoppia la moda “barman fai da te” e Campari ringrazia

Scoppia la moda “barman fai da te” e Campari ringrazia

Pubblicato Lun 31 Gennaio 2022 - 18:09 da Ilaria Ferrari Tag: Borsa

Il 25 gennaio con il Portafoglio Breakout siamo entrati su Campari a quota 11.05€.

 

Il Gruppo Campari, fondato nel 1860, è il sesto player a livello globale nell'industria degli spirit di marca, con un portafoglio di oltre 50 marchi che si estendono fra brand a priorità globale, regionale e locale.

 

Fonte: Campari Group Corporate Presentation 2020_ppt

 

Ha un network distributivo su scala globale che raggiunge 190 Paesi nel mondo. I primi due mercati per ricavi sono USA e Italia, da cui a fine 2020 provenivano rispettivamente il 28.6% e il 17.1% delle vendite.

 

La maggior parte del fatturato (56% a fine 2020) previene dai brand a priorità globale, tra cui Aperol, Campari, Wild Turkey, SKYY e Grand Marnier.

 

Campari ha un’ottima redditività sia in termini assoluti (ROE mai inferiore all’8% negli ultimi 10 anni), sia in relazione al proprio costo del capitale (ROIC spread sempre positivo dal 2009). Quest’ultimo dato è particolarmente importante perché il vero driver di creazione di valore è proprio l’impiego del capitale a tassi di rendimento superiori al costo opportunità dello stesso (ovvero ROIC > WACC).

 

Fonte: GuruFocus.com

 

La strategia di sviluppo del Gruppo punta a coniugare la propria crescita organica attraverso un continuo rafforzamento dei marchi ad alta marginalità nei principali mercati sviluppati con nuove acquisizioni di brand locali di nicchia da valorizzare (30 acquisizioni finalizzate dal 1995).

 

Campari negli ultimi due anni di pandemia ha intensificato la sua presenza online per alimentare il consumo domestico e ha dato il via a speciali campagne di marketing per promuovere i suoi marchi chiave.

 

Ad esempio, a settembre 2021 ha aperto nel cuore di Venezia (Campo Santo Stefano) la Terrazza Aperol, il primo flagship store Aperol a gestione diretta.

 

Una delle principali sfide di Campari nei prossimi anni sarà quella di sviluppare la propria presenza nei mercati ad alto potenziale, come quello asiatico, che è in rapida espansione ed è ancora marginale per il fatturato del Gruppo (7.4% a fine 2020).

 

Nei primi nove mesi del 2021, Campari ha registrato una crescita a doppia cifra nelle aree geografiche e nei marchi chiave, nonché in tutti i principali indicatori di vendite e profittabilità, non solamente rispetto ai primi nove mesi del 2020, ma anche del 2019 (anno non impattato dal Covid-19).

 

Le ragioni di questa forte performance del business sono ascrivibili sostanzialmente a due diverse tendenze: la ripresa dei consumi “fuori casa” grazie alla revenge conviviality, ovvero la voglia di uscire e vedere persone dopo i lunghi periodi di lockdown, e la nuova abitudine, nata con la pandemia, di preparare cocktail in casa.

 

Nonostante gli ottimi risultati dei primi nove mesi 2021, il titolo ha perso circa il 18% in circa tre mesi.

 

Pesa ancora l’incertezza in relazione all'evoluzione della pandemia e ai suoi effetti indotti come le tensioni logistiche e la crescente pressione sui costi dei materiali e delle materie prime (in particolare, per Campari, dell’agave blu, principale componente della tequila Espolòn).

 

Tuttavia, il Gruppo ha dimostrato un’ottima resilienza anche nel periodo più acuto della pandemia e un ribasso di questa portata sembra ingiustificato.

 

Ormai siamo quasi in area di ipervenduto e alla prossima ripartenza vorremmo essere sul treno.

 

 

Interessante anche il dividendo staccato da Campari, che dalla quotazione (2001) non si è mai ridotto. Il Gruppo, infatti, piuttosto che fissare un payout ratio costante e distribuire un dividendo strettamente legato all’andamento degli utili, predilige la distribuzione di un dividendo stabilmente crescente nel tempo.

 

Fonte: GuruFocus.com



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