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Trendline: cosa sono e come tirarle

Trendline: cosa sono e come tirarle

Pubblicato Mer 18 Maggio 2016 - 17:36 da La redazione Tag: Borsa

Trendline: non sono un concetto da buttare

 

Per chi conosce i mercati finanziari moderni e l’analisi tecnica quantitativa sentir parlare di trendline può far pensare a una cosa sola: a qualcosa di vecchio, un mito che non funziona e forse non ha mai funzionato. Le trendline sarebbero anche concettualmente corrette, ma soffrono di un problema insormontabile: il modo di tracciarle dipende strettamente dall’occhio del trader. Il punto di vista di chi fa l’analisi, la finestra temporale considerata sul grafico, e spesso la ricerca spasmodica di molteplici punti di contatto portano diversi trader a tracciare diverse trendline sugli stessi grafici, portando così ad una pluralità di letture dell’andamento del prezzo dello stesso strumento.

In questo quadro si inserisce però un punto di vista totalmente nuovo: quello di Thomas DeMark, primo trader ad aver definito un sistema codificato di trading basato sulle trendline. La tecnica completa è riportata nel suo famoso libro intitolato “La nuova scienza dell’analisi tecnica”, tradotto in italiano da Domenico Dall’Olio e pubblicato da Trading Library.

 

Trendline di Thomas DeMark: l’analisi tecnica classica incontra il trading sistematico

 

DeMark afferma che le trendline sono fondamentali per poter interpretare correttamente le dinamiche della domanda e dell’offerta, e di conseguenza gli andamenti dei prezzi. Dopo aver dedicato anni allo studio dei grafici e alla loro interpretazione, il noto trader statunitense è andato alla ricerca di un modo di codificare le trendline in modo da poterle sempre identificare in modo chiaro e univoco.

Nel capitolo del suo libro dedicato proprio alle trendline DeMark racconta che aveva l’abitudine di stampare i grafici giornalieri di Borsa ogni sera, per portarseli a casa e analizzarli con calma a mercati chiusi. Il suo collega faceva lo stesso. E puntualmente ogni mattina quando si ritrovavano in ufficio e confrontavano i rispettivi grafici si accorgevano di aver tracciato trendline differenti sugli stessi strumenti. Come conseguenza di quei fatti DeMark si è seduto al tavolo da lavoro e ha cercato di escogitare una tecnica definitiva per tracciare le trendline sui grafici.

Un errore tipico commesso da moltissimi trader, afferma DeMark, è quello di guardare i grafici da sinistra verso destra, adattando e aggiustando ogni volta la propria analisi fondamentalmente in funzione ci ciò che si cerca di ottenere. Il rischio che si annida in questo modo di lavorare è proprio quello di aggiustare la propria lettura del grafico – ad esempio le trendline utilizzate per descriverne l’andamento – in funzione della ricerca spasmodica di un elevato numero di punti di contatto, per confermare la validità della trendline così tracciata. Non è infrequente, in questo modo, adattare la lettura del grafico alle trendline anziché adattare le trendline al grafico.

 

Trendline: il segreto è tracciare la sola giusta

 

L'informazione più recente disponibile sul mercato è generalmente la più importante, afferma DeMark, la cui teoria, quindi, è che le trendline vadano tracciate da destra a sinistra, e non da sinistra a destra come fanno tutti.

Il problema è che per tracciare una trendline servono almeno due punti caratteristici: due massimi o due minimi. Il primo passo consiste quindi nel codificare in modo chiaro e inequivocabile i minimi e i massimi che possano servire a individuare le trendline corrette. Punti che Thomas DeMark ha battezzato "TD Points".

Per individuare questi punti, coerentemente con quanto detto poco fa, ci si sposta da destra verso sinistra. Si comincia quindi dall’ultimo giorno disponibile, oggi, e si va all’indietro a cercare un primo minimo o massimo significativo: un massimo compreso tra due massimi minori di lui, oppure un minimo compreso tra due minimi maggiori di lui. Ecco i TD Points. Due TD Points di massimo o di minimo identificano una trendline di DeMark.

 

Vediamo un esempio pratico. Il grafico in figura qui sotto è riferito a Buzzi Unicem. Si tratta di barre giornaliere, e il grafico è stato osservato alla chiusura del giorno 24 febbraio 2016. A quella data la ricerca verso sinistra di un primo TD Point avrebbe portato al massimo del giorno 22 febbraio, cerchiato in figura e riportante l’etichetta MAX 2.

 

IMMAGINE: Buzzi Unicem, trendline discendente di Thomas DeMark

 

Siccome abbiamo trovato un massimo, ci aspettiamo di poter individuare una trendline discendente, una cosiddetta linea di offerta (secondo la terminologia di DeMark), a fronte della quale attenderemo un breakout rialzista per posizionarci in acquisto.

 

Trendline di Thomas DeMark: una volta capito il meccanismo non ci si sbaglia più

 

Per questo il primo punto trovato lo etichettiamo come massimo 2, perché ora andremo a cercare un massimo 1, che insieme al 2 forma una linea di resistenza importante. Per definizione, dunque, il massimo 1 deve essere superiore al massimo 2, altrimenti la trendline che li unisce non sarà una resistenza propriamente detta, una linea su cui attendere un breakout e comprare sotto l’aspettativa che di lì in poi si assisterà ad un nuovo trend rialzista, che potrà invertire quello precedente. Se il breakout della trendline deve invertire il trend, quindi, la trendline deve essere discendente, quindi il primo massimo (a sinistra) deve essere maggiore del secondo (a destra).

Il punto di massimo 1 si individua alla data del primo febbraio.

Abbiamo così identificato la trendline di riferimento, l’unica importante sul grafico di Buzzi Unicem alla fine di febbraio 2016. Ma così com’è la trendline non ci permette di formulare una strategia completa di trading: ci fornisce un evento da monitorare, il breakout, ma non ci indica un valore esatto di acquisto, uno stop loss su cui abbandonare la posizione in caso di evoluzione sfavorevole, un target sul quale prendere profitto in caso di evoluzione positiva. Mancano infatti ancora alcuni tasselli del puzzle.

Innanzitutto manca un terzo punto chiave di prezzo: il minimo compreso tra i due massimi, indicato con MIN1 in figura. In funzione di questo minimo la tecnica di DeMark permette di definire due possibili target di prezzo del movimento che potrebbe originare dalla rottura rialzista della trendline.

Abbiamo quasi tutti gli elementi per poter fare trading secondo le trendline di Thomas DeMark. Mancano soltanto alcune considerazioni matematiche rivolte alla determinazione a priori del punto esatto di entrata, e alcuni semplici ragionamenti logici per calcolare i possibili target del movimento conseguente alla rottura rialzista della trendline.

Ne parliamo in un prossimo articolo.

 



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