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Esprinet: ottimi risultati, ma gli istituzionali si mettono di traverso

Esprinet: ottimi risultati, ma gli istituzionali si mettono di traverso

Pubblicato Lun 13 Settembre 2021 - 09:14 da Ilaria Ferrari Tag: Borsa

Esprinet, azienda leader nel commercio all’ingrosso di prodotti informatici ed elettronica di consumo in Italia e Spagna, è ben nota ai lettori fedeli dell’Indipendente di Borsa.

 

Io stessa ne ho parlato nell’ottobre 2020 (https://www.emiliotomasini.it/esprinet-finche-la-barca-va-lasciala-andare/), quando l’azione era nel Portafoglio Breakout dell’Indipendente di Borsa, e poi di nuovo nel dicembre 2020 (https://www.emiliotomasini.it/independent-trend-index-tecnologie-digitali-in-grande-spolvero/).

 

Esprinet è in continua espansione e presenta una buona redditività.

 

 

Nel 2019 ha avviato una strategia “ROCE driven”, ovvero basata sull’ottenimento di un rendimento sul capitale impiegato (Return On Capital Employed) significativamente superiore al proprio costo del capitale, elemento qualificante di un’azienda in grado creare valore per i portatori di capitale.

 

Tale strategia si fonda su due direttrici complementari: il miglioramento della redditività e l’efficientamento (si legga minimizzazione) del capitale impiegato.

 

In quest’ottica, negli ultimi anni Esprinet sta puntando su:

- crescita interna ed esterna in nicchie ad alta marginalità, come quella delle soluzioni tecnologiche avanzate o dell’elettronica di consumo;

- incremento del business as a service, ovvero legato alla vendita di servizi in abbonamento (che hanno il pregio di “garantire” ricavi ricorrenti) piuttosto che di prodotti tecnologici;

- minimizzazione del cash conversion cycle (pari ai giorni che mediamente passano tra l’ingresso dei prodotti in magazzino e l’incasso legato alle vendite).

 

Negli ultimi tre anni Esprinet ha emesso 10.699 milioni di euro di nuovo debito, ma nel complesso la situazione finanziaria rimane accettabile: il debito è 3.5 volte l’EBITDA annuale e l’interest coverage ratio (EBIT/interessi passivi) è pari a 13.83.

 

Il 6 settembre la società ha reso noti gli ottimi risultati del primo semestre 2021, con i ricavi in aumento del 22% rispetto al corrispondente periodo 2020 e l’utile a +187%. Il cash conversion cycle è crollato a soli 9 giorni rispetto ai 23 di fine 2019.

 

Tuttavia, alla luce di “un rallentamento della domanda consumer soprattutto di PC, oltre che un elevato livello di instabilità nella supply chain tuttora molto penalizzata dalla indisponibilità di componentistica elettronica”, il management della società ha deciso in via prudenziale di non ritoccare al rialzo le stime per il 2021.

 

Il titolo, fino a qualche giorno fa, era saldamente impostato al rialzo (oltre +440% da fine marzo 2020) e si trovava sui massimi dal 2007 (16.03€ in chiusura lunedì 6 settembre).

 

Poi, improvvisamente, in appena quattro giorni, il crollo di oltre venti punti percentuali accompagnato da volumi monstre.

 

 

Dietro un movimento così repentino e accentuato, in assenza di notizie negative sul titolo, ci possono essere solamente gli investitori istituzionali.

 

Andando ad analizzare le PNC (posizioni nette corte, ovvero le vendite allo scoperto) rilevanti pubblicate giornalmente dalla Consob, in effetti, proprio dal 7 settembre e probabilmente in seguito ai fattori di incertezza sul futuro evidenziati dal management di Esprinet, ben tre investitori istituzionali hanno aperto posizioni ribassiste sul titolo. In particolare, a venerdì 10 settembre, in totale le posizioni short su Esprinet sono pari all’1.79% del suo capitale sociale.

 

Fonte: Consob - posizioni nette corte (vendite allo scoperto) su titoli azionari

 

Inutile dire che non è saggio mettersi contro le cosiddette “mani forti” e quindi è bene stare lontani dal titolo finché non si saranno esaurite o quantomeno ridotte le pressioni al ribasso.

 

Tuttavia, questo movimento ingiustificato (se non nella direzione, quantomeno nella magnitudine) potrebbe presto costituire un’interessante opportunità di acquisto. Secondo un modello di valutazione DCF, infatti, il fair value del titolo è intorno ai 14.65€ (potenziale di upside del 12.69% rispetto ai prezzi attuali).



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